
Cenni storici
Non avrebbe senso ripercorrere la storia pugliese passando da un avvenimento all'altro della linea del tempo; il passato pugliese è più di un semplice susseguirsi di eventi, più di una guerra, di una rivoluzione: è il teatro che ha visto innumerevoli attori recitare in lingue diverse, con costumi diversi e di confessioni diverse. Per secoli la Puglia si è nutrita del respiro di popolazioni che hanno calpestato la sua terra, che hanno lasciato le proprie orme e che ancora oggi riconosciamo nei suoni, nei paesaggi e negli odori della nostra terra, "nostra" per modo di dire, avendo essa cullato numerose civiltà riscontrabili in noi. Nasce 11 milioni di anni fa (Pliocene); 3 milioni di anni fa, la Puglia si staccò dal continente e si divise in due isole: la Garganica e la Murgiana, finchè nel Docene ( 12.000 anni fa), nell'epoca di massima glaciazione, l'assorbimento delle acque da parte dei giacciai, rese l'Adriatico una grande vallata (Adriatide). Col trascorrere del tempo, le due isole si ricongiunsero tra loro e al continente, assumendo l'attuale configurazione. Per quanto riguarda la presenza dell'uomo, anche se le più remote testimonianze risalgono a periodi antichissimi (sesto millennio A.C.) è dal terzo millennio A.C. che si hanno ricorrenti e sistematiche invasioni di popoli attratti dalla posizione geografica, dalla lunghezza delle coste, dalla collinosità delle aree retrostanti: toccheranno la Puglia gli Ausoni - Opici (i primi ad arrivare il Puglia), gli illirico-japigi, approdati sul basso adriatico dai vicini balcani, popoli questi che Strabone definirà "Apuli-italici", i primordiali indige! ni pugliesi. Questi furono seguiti dagli Arcadi (1800 a.C.), i Miceni (1600 a.C.), gli egeocretesi (1400 a.C.) e, infine, gli Japigi della seconda generazione (1100 a.C.). La popolazione che, tra queste, ha segnato in modo particolare la storia pugliese e la sua mitologia è quella degli Japigi: gli Egeo-cretesi, infatti, pare abbiano inventato un eroe, Japige, che, costretto da una tempesta sarebbe approdato sulle nostre coste, fondando le prime città pugliesi. Gli Japigi che si mossero a partire dall'XI secolo a.C. giunsero ad ondate successive sui nostri lidi: i Dauni nell'Apulia settentrionale, i Peucezi in quella centrale, i Messapi in quella meridionale. I primi erano guidati da Dauno, fratello di Peucezio, che guidava i secondi, i terzi avevano a capo Messapo, figlio di Nettuno e fratello di Taras. A partire dall'VIII secolo a.C. cominciarono ad approdare sulle coste pugliesi coloni greci provenienti dal Peloponneso (Laconi o Lacedemoni), i quali diedero vita ad un ampio complesso di città che accompagnarono una vera e propria svolta alla cultura mediterranea che, dal nome del paese di provenienza si chiamò Megàle Ellàs, cioà Magna Grecia. Taranto sarebbe stata fondata verso il 706-705 a.C. da un gruppo di giovani Spartani Partenì, colpiti dall'infamia di esser nati da rapporti extra-coniugali delle proprie madri con i coloni della città, in occasione dell'assenza dei loro mariti per la guerra messena. Il nome di taranto deriverebbe da Taras, un eroe aborigeno figlio di Nettuno. La storia pugliese, come la storia di ogni popolo, nasce con le prime documentazioni scritte, risalenti nel nostro caso, al VI secolo a.C., con le prime espressioni glottologiche messapiche, che risentono particolarmente dell'influenza della Magna Grecia. Tuttavia è nel V secolo a.C. che appaiono le prime testimonianze storiografiche, scevre da qualsiasi forma di mitizzazione ancestrale, con Erodoto e Tucidite, le cui ricostruzioni storiche mettono in luce molti aspetti della nostra primordiale esistenza. In questi secoli, che vedono la storia pugliese sempre più legata a quella greca e la cultura ellenica insinuarsi in quella japigia messapica, con grande beneficio per quest'ultima (anche se non sempre le popolazioni indigene accettavano di buon grado i nuovi arrivati e cercarono di conservare alcuni tratti peculiari della propria identità), si susseguono le lotte di supremazia, di cui Taranto filo-spartana, fu spesso protagonista.
Nel 343 a.C. e nel 326 a.C. le due guerre sannitiche vedono non solo i sanniti scontrarsi con Taranto, avendo questi le stesse mire espansionistiche, ma anche l'ingresso sulla scena pugliese di Roma. Inutile risulterà il tentativo da parte di tarantini, messapi e italici di creare una lega anti romana: Roma avrà la meglio su tutti; nel 275 a.C. sui tarantini di Pirro e in seguito sui messapi, ponendo fine al periodo di grandiosità e progresso che la Magna Grecia aveva segnato. Con la conquista della Apulia, Roma iniziava un processo di unificazione che sarà interrotto dalla "seconda guerra punica", conosciuta come "guerra annibalica", svoltasi nel 216 a.C. a Canne che vide la sottomissione della potenza romana da parte di Annibale. Dopo la guerra annibalica, Roma concesse alle città Apule di mantenere la propria identità culturale, la loro lingua, le loro tradizione e l'autonomia. Nel 90 a.C. si verificò la cosidetta "guerra sociale", nella quale diedero il loro sostegno contro Roma Canosa, Salapia, Venosa, Ascoli e Canne. La Apulia ha mantenuto un ruolo di grande rilievo durante il regno di Augusto (seconda regio augustea), e con Traiano, con la costruzione dell'Appia Traiana. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), l'Apulia sembrò uscire da un lungo periodo di assopimento, in cui Roma aveva condizionato nel bene e nel male, la sua vita. Dopo il Regno di Odoacre (476-493 d.C.), gli Ostrogoti di Teodorico portarono un periodo di relativa prosperità e tranquillità. Con la sua morte (526) arrivò la crisi: Giustiniano, Imperatore dell'Impero Bizzantino, inviò in Italia Belisario, dando inizio alla guerra "Greco-Gotica" (535-553 d.C.). La regione divenne luogo di scontro, fino a quando tornò sotto il dominio bizzantino. Pochi anni dopo, gli scontri ripresero anche se, a minacciare i Bizzantini furono i Longobardi, che raggiunsero la loro massima espansione in Puglia al tempo del Duca Liutprando (750-758), dando inizio ad un processo di integrazione con gli abitanti della regione, e mostrandosi rispettosi nei confronti dei costumi e delle tradizioni giuridiche locali. Con l'arrivo dei Franchi, il regno Longobardo settentrionale fu conquistato da Carlo Magno, mentre il Principato meridionale rimase indipendente. Nel IX secolo si affacciarono sulle nostre coste i Saraceni, che nell'838 saccheggiarono Brindisi e nell'840 occuparono Taranto, giungendo fino a Roma e dandosi a scorrerie e saccheggi.
Sotto l'Emiro Kalfun essi ritornarono a Sud, fondando uno stato arabo nel quale si susseguirono 3 emirati, a Bari. Nell'856 i saraceni devastarono Canosa. Solo nell'871 il sovrano dei Franchi Ludovico II, con l'aiuto di navi bizzantine e insieme ad Adelchi, Re dei Longobardi riuscì a liberare Bari dai Saraceni. Fu a questo punto che Bisanzio rivolse nuovamente lo sguardo verso la Puglia, dando inizio al secondo dominio Bizzantino nella regione, che rimase contesa ancora a lungo fra l'Oriente Bizzantino e l'Occidente Germanico, con i Tre Ottoni, Imperatori della casa di Sassonia. Tuttavia il tema di Longobardia rimase sotto il controllo Bizzantino, con Bari capitale, sede prima di uno stratego, poi di un catapano. La regione sempre più soggetta all'influenza orientale presenta accesi scontri religiosi, diversità etniche e culturali e tutta una serie di rivolte, nella prima metà dell'XI secolo, contro il dominio Bizzantino guidate da Melo da Bari. Di tanta insofferenza nei confronti del potere bizzantino, si resero interpreti i Normanni, che affiancarono, in vano, l'azione di Melo, morto a Bamberga nel 1020. I Normanni proseguirono la lotta a titolo personale, così che nel 1043 Guglielmo D'Altavilla, detto Braccio di Ferro, assunse nel 1047, il titolo di Duca di Puglia e nel 1071 Roberto Il Guiscardo espugnò Bari: con questa data si considera terminato il dominio bizzantino. L'era del dominio Normanno termina con Tancredi, la cui morte senza eredi (1194), segna l'estinzione della dinastia. Ai Normanni seguono gli Svevi (1194-1266), con Enrico VI, Padre di quello che per alcuni sarebbe stato il futuro dominatore del mondo (Goffredo di Viterbo), per altri l'anticristo (Gioacchino da Fiore). Federico II, detto Puer Apuliae (a quattro anni era già Duca di Puglia), fece della regione il centro del suo Regno, e qui farà costruire numerosi castelli e, negli anni della maturità vi trascorrerà gran parte dell'anno. Come Federico, Anche Manfredi elesse la Puglia la sua terra preferita, e, come Federico, troverà l'opposizione del papato, a causa della concezione laica dello Stato e del potere che contraddistingue la dinastia Sveva. L'ascesa di Manfredi fu placata da Urbano IV che ottenne l'appoggio di Carlo I d'Angiò per invadere il Regno. Nella battaglia di Benevento del 1266, Manfredi veniva ucciso e veniva inaugurata la dinastia Angioina, dinastia che, a differenza di quella Sveva, che aveva fatto della Puglia il cuore del proprio dominio, trasferì a Napoli la Capitale, per cui la regione risentì di questa marginalizzazione. Agli Angioini subentrarono gli spagnoli, e fu proprio questo il periodo che vide la nascita e il rafforzamento del potere dei Baroni, feudatari forniti di latifondi che presero ad esercitare una forma di potere assoluto. Si dovette attendere l'arrivo dei Borbone per ottenere una serie di riforme illuminate e la dominazione francese (1806-1815), sotto il viceregno di Murat, per vedere crollare il feudalesimo e per incoraggiare la modernizzazione della Puglia. Negli anni del 1820-1821, massoni e carbonari pugliesi animarono i moti liberali, premessa per la diffusione del pensiero mazziniano. Nel 1860, unita al Regno d'Italia, la Puglia fu organizzata nelle province di Bari, Lecce, Foggia, e più tardi Brindisi e Taranto.
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